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Il Servizio Sociale in un’ epoca di cambiamento

INTRODUZIONE - MOTIVAZIONI E OBIETTIVI DI UN PROGETTO DI DIALOGO INTERDISCIPLINARE (Cleto Corposanto - Luca Fazzi)


Tra politiche sociali e servizio sociale per molti anni il dialogo e l’interazione disciplinare sono stati in passato in Italia spesso molto modesti. I primi studi significativi risalgono all’inizio degli anni ottanta ad opera di sociologi (Donati, 1981). Successivamente si è registrato un incremento di interesse in relazione al tema anche da parte di studiosi di servizio sociale, ma solo negli ultimi anni si sono registrati tentativi importanti di affrontare i termini del problema di un rapporto interdisciplinare molto difficile in modo teoricamente organico. Nonostante questi progressi, lo scenario tende a rimanere, tuttavia, ancora quello di due discipline che si guardano con reciproco sospetto. Gli studiosi di politica sociale sono maggiormente orientati nella tradizione italiana a studiare l’argomento da un punto di vista macrosistemico, di modelli di policy e di politica internazionale. Gli studiosi di servizio sociale sono ancora molto concentrati, invece, sul problema della definizione dell’identità e del metodo dell’operatore di servizio sociale e i riferimenti ai sistemi di politica sociale sono spesso generici e non sufficientemente tematizzati.
Questo tipo di interazione si spiega in base al fatto che tra il livello delle politiche e quello delle prassi lavorative il rapporto è stato storicamente fino a poco tempo fa fortemente gerarchico, essendo decisi gli obiettivi, le intitolazioni, le strutture e le procedure di erogazione delle prestazioni sociali per via giuridica e legislativa. In questo modo, il servizio sociale ha dovuto ricercare i propri ambiti di autonomia soprattutto entro i confini del cosiddetto metodo che si riferiva alle modalità concrete di relazione di aiuto attraverso le quali gli operatori di servizio sociale potevano esprimere una loro autonomia professionale.
Nel corso degli ultimi dieci anni le condizioni in base alle quali il rapporto tra il livello delle politiche e quello del lavoro sociale non aveva lasciato grandi margini di manovra per la operazionalizzazione di un modo diverso di pensare lo specifico professionale dell’operatore di servizio sociale al di fuori della relazione di auto si è profondamente modificato.
Su un primo livello di analisi si è assistito ad un estensione e a una normalizzazione dei bisogni di aiuto e sostegno che non sono più limitati come in passato a target specifici di persone, ma riguardano strati sempre più vasti e eterogenei di individui. Minori problematici provenienti da famiglie cosiddette normali, anziani che vivono in casa di congiunti che non riescono da soli a sopperire ai bisogni di assistenza dei loro famigliari, adulti sempre più soli che devono sopperire ai bisogni di cura dei propri congiunti più deboli, nuovi poveri, eccetera costituiscono tutti attori di platee di potenziali beneficiari delle azioni di aiuto che non sono più circoscrivibili entro i tradizionali confini dell’esclusione sociale e della povertà.
Su un secondo livello, si è verificato un processo di progressivo allentamento dei meccanismi di government di tipo tradizionale che hanno favorito l’emergere di nuovi processi di costruzione dei programmi di intervento che vedono come protagonisti emergenti da un lato gli enti locali a cui i processi di devoluzione stano affidando competenze crescenti sul fronte della programmazione, dell’intervento e della valutazione dei servizi e dall’altro le organizzazioni nonprofit e di privato sociale, le famiglie e la società civile.
In questo scenario, i rapporti tra politica sociale e servizio sociale tendono a diventare progressivamente più interattivi e il tipo di teorizzazione del ruolo e degli spazi di azione del servizio sociale richiede di essere ripensato. Molti studiosi hanno pertanto individuato con decisione nello sforzo di approfondimento degli snodi e dei nessi tra politica sociale e servizio sociale un passaggio centrale per lo sviluppo futuro della professione (Dal Pra Ponticelli, 2000; Folgheraiter, 2001; Donati, 2003; Rizza, 2003).
Questo volume si colloca all’interno di questa di linea di pensiero e mira a affrontare alcune delle questioni e dei nodi centrali dell’attuale fase dei rapporti tra politica sociale e servizio sociale. Gli interrogativi a cui il volume intende cercare di fornire risposte e indicazioni utili alla riflessione sono in particolare i seguenti: Quali sono i processi di cambiamenti che stanno portando alla ridefinizione del rapporto tra il livello delle politiche sociali e quello del servizio sociale? Come avvengono? Perché? Quali sono le conseguenze sulla concreta prassi del servizio sociale? Come si modificano e in che modo i confini e gli ambiti di azione della professione? E quali sono le conseguenze sotto il profilo della formazione e della preparazione dei futuri operatori sociali?
L’indice del volume si divide in tre sezioni.
La prima sezione titolata “le ragioni del dialogo” indica il modo in cui si sono intrecciati e si sono evoluti i rapporti tra il livello di analisi delle politiche sociali e quello di studio e teorizzazione del servizio sociale. Sono compresi in tale sezione del volume due capitoli. Il primo redatto da Cleto Corposanto e Luca Fazzi affronta da un punto di vista introduttivo il modo in cui si è venuto a costituire il rapporto tra la politica sociale e il servizio sociale nel corso degli ultimi cinquanta anni ponendo in luce i fattori che hanno portato alla recente modificazione del rapporto tra i due livelli di studio. Il secondo steso da Salvatore Rizza si sofferma invece sulle ragioni del dialogo tra i due mondi.
Nella seconda sezione intitolata “ambiti e settori” sono ricompresi una serie di testi che affrontano ciascuno da uno specifico punto di vista i processi di trasformazione in atto a livello di politica sociale e gli effetti che essi hanno sulla ridefinizione del campo di azione, degli obiettivi e delle pratiche lavorative della professione. Apre la sezione un contributo di Pierpaolo Donati che traccia le linee generali di cambiamento delle politiche sociali, individuando gli effetti di tale trasformazione sulle pratiche di lavoro degli operatori sociali. Luca Fazzi evidenzia il ruolo crescente assunto dal settore nonprofit nell’ambito delle politiche sociali e l’impatto che tale processo ha sul piano della concreta pratica professionale degli operatori sociali sia che essi operino all’interno del settore pubblico sia che siano inseriti entro lo stesso settore nonprofit, mentre Annamaria Perino cerca di focalizzare i processi di cambiamento in atto all’interno del settore socio-sanitario. Antonio Scaglia approfondisce invece un’ altra area di cambiamento: quella degli assetti organizzativi della pubblica amministrazione e dell’emergere di pratiche di gestione manageriale del lavoro sociale. Carlo Pennisi affronta infine il tema della modificazione degli assetti istituzionali e del contesto amministrativo rispetto alle responsabilità professionali degli operatori di servizio sociale.
La terza sezione del volume è pensata come passo logicamente successivo alla prime due. Gli interrogativi a cui si intende rispondere in questa parte del testo sono i seguenti: quali sono le conseguenze dei cambiamenti descritti sulla formazione e i processi di apprendimento di competenze da parte degli operatori di servizio sociale? Come si modificano i percorsi già sperimentati? In quale misura? Con che finalità? La sezione si compone di due capitoli. Il primo redatto da Francesco Villa e il secondo da Cleto Corposanto (con particolare riferimento all’esperienza legata al tirocinio curriculare).
Il libro è il risultato dell’incontro e del dialogo tra autori di estrazione diversa: esperti di Servizio sociale e sociologi in primo luogo, ma anche studiosi che operano direttamente all’interno dei servizi e sul piano della definizione delle politiche sociali a livello locale e nazionale, ciascuno portatore di contributi e punti di vista diversi. L’auspicio è che, attraverso questo dialogo e questo confronto, si sia riusciti a produrre del materiale che può avvicinare le due discipline e apportare elementi di stimolo ad una riflessione e a una elaborazione comune e ad un adeguamento degli assunti teorici e pratici necessari a sostenere il difficile processo di evoluzione della professione di operatore di servizio sociale in un sistema di welfare e in una società in trasformazione.
Vogliamo ringraziare in particolare l’EISS e il suo presidente Giuseppe Rizzo per avere voluto e permesso la pubblicazione di questo volume e Salvatore Rizza che ci ha fornito indicazioni e suggerimenti importanti per la strutturazione del lavoro e l’elaborazione di riflessioni congruenti con i problemi di sviluppo del servizio sociale in una fase molto delicata della sua evoluzione.


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